Luigi Ruscello Valore Aggiunto pro capite

La classifica delle città vivibili è o non è una boiata?

Analisi delle classifiche sulla vivibilità fatta da importanti organi di stampa e che spesso vedono le città del mezzogiorno come fanalini di coda.

Di Luigi Ruscello

Questo è il titolo dell’editoriale di Vittorio Feltri su Libero del 28 novembre 2017 e mi sono chiesto: ha ragione o torto, come accade, invece, in tema di Mezzogiorno?

Ebbene, questa volta non me la sento di criticarlo perché sulle classifiche elaborate da Il Sole-24 Ore ho sempre avuto delle perplessità sulla loro piena bontà. In primo luogo, ed è l’obiezione di fondo, si riferiscono all’intera provincia e non già alla singola Città, per cui vengono “mischiate” realtà ben diverse tra loro, ancorché facenti parte della stessa circoscrizione amministrativa. Nel caso di Benevento, ad esempio, anche escludendo il Capoluogo, si pensi a Castelvetere Val Fortore e Montesarchio.

Nel merito, poi, mi riferisco ai punteggi attribuiti ai diversi indicatori e non ai loro valori assoluti. Inoltre, dall’esame degli indici utilizzati nell’ultimo quinquennio dal quotidiano di Confindustria, si ricava che essi non sono costanti nel tempo e solo pochi sono rimasti inalterati. Ad esempio, nel Rapporto 2017, la sezione “Giustizia e sicurezza”, contiene 8 indicatori; mentre, nel 2016 era denominata “Giustizia, sicurezza, reati”, con 7 indicatori, e nei tre precedenti “Ordine pubblico”, con 6 indici. Ciò ha comportato una sensibile variazione poiché, nella graduatoria di sezione, si è scesi dal diciassettesimo posto del 2013 al cinquantottesimo del 2017, dopo aver raggiunto addirittura la sesta posizione nel 2014. Si consideri ancora che tra il 2016 e il 2017, ad una differenza di soli 4 punti corrisponde una perdita di ben 21 posizioni.

Infine, è cambiato anche il numero delle Province: 107 nel biennio 2013/2014 e 110 dal 2015, per cui ho riproporzionato il posto occupato da Benevento nella graduatoria nazionale e si ottiene che il 2013 è sempre il miglior anno, ma è seguito dal 2016 e non dal 2014, come potrebbe apparire dalla lettura acritica del posto occupato nella graduatoria nazionale. Il 2015, invece, si conferma come il peggior anno, almeno nei cinque considerati.

Dall’esame di alcuni indicatori, comunque, è possibile risalire alle condizioni economiche di Benevento e, purtroppo, al di là della migliore o peggiore qualità della vita, vengono confermati tutti gli elementi di criticità da più parti messi in evidenza.

Ho riunito, infatti, gli indicatori economici rimasti inalterati nel quinquennio esaminato e le conclusioni sono quanto mai amare.

Il primo e più importante indicatore (anche se per chi scrive è il dato più falso che esista in economia) è sicuramente quello che indica la ricchezza prodotta pro capite e cioè il valore aggiunto. Ebbene, nel Rapporto 2017, occupiamo la 103esima posizione su 110, con un valore di 14.100 euro, che si situa al terzo posto del quinquennio, preceduto dal 2013, con 14.459,93, e dal 2016, con 14.239,00. Il 2015, invece, si conferma il peggior anno con 13.619,20 euro. Al riguardo, è opportuno segnalare che Belluno, cioè la prima nella graduatoria assoluta, presenta un valore più che doppio, ossia: 29.100 euro pro capite, che la pone al 14° posto.

D’altronde, ove si consideri l’importo medio mensile delle pensioni, si ottiene che Benevento con 570,6 euro si piazza al 106esimo posto; mentre, Belluno, con 843,2 al 46°. Questo dato dimostra che è il sistema produttivo bellunese di gran lunga migliore rispetto a quello beneventano.

Sempre in tema di “produzione”, il peso delle esportazioni sul Pil è l’unico dato positivo di Benevento perché, nonostante la modestia del suo valore, mostra un trend ascendente, passando dal 3,01% del 2013 al 4,60% del 2017. Nella graduatoria nazionale, tuttavia, occupiamo il 93° posto, contro il 5° di Belluno, il cui export ha un peso del 65,9%. E non è a dire che la maggiore produzione di valore aggiunto sia dovuta al “credito”, in quanto un elemento assai interessante è dato dal fatto che il rapporto “impieghi/depositi” di Belluno, essendo pari all’80,8% la colloca al 93° posto nella graduatoria nazionale, contro un valore di 60,7 a Benevento e 107° posto in graduatoria.

In conclusione, al di là degli spunti per un’analisi dei sistemi economici provinciali, la classifica del Sole-24 Ore, in quanto rappresentativa della qualità della vita, se non è una fake news poco ci manca.

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