affresco santi quaranta

I Santi Quaranta

Riccorrenza dei Santi Quaranta

Oggi (9 marzo ndr) la Chiesa Ortodossa fa memoria dei Santi quaranta, grandi martiri di Sebaste, in Armenia (sotto l’Imperatore Licinio ). Erano tutti soldati della Legio XII Fulminata che morirono da straordinari guerrieri quali erano: veri eroi della fede cristiana, sopportando un supplizio atroce, quanto lento: “[…]I giovani furono condannati a una morte lenta e terribile, l’assideramento: immersi nudi in un’ampia riserva d’acqua, situata in un cortile in comunicazione con le terme, che in inverno era ghiacciata (Sebaste è situata a 1285 m sul livello del mare).

Per accrescere la sofferenza dei condannati e offrire loro una via per sfuggire alla morte, naturalmente dopo aver apostatato, erano state lasciate aperte le porte del calidarium, da cui uscivano allettanti vapori caldi. Verso mattina, uno dei quaranta soldati – forse Melezio, l’estensore del “testamento” – lasciò stremato il bacino, ma il forte sbalzo di temperatura lo uccise sul colpo. Nello stesso istante, secondo l’innografo sant’Efrem il Siro (306-373), una guardia, di nome Aglaio, ebbe la visione di trentanove corone che dal cielo scendevano su ogni condannato, mentre la quarantesima rimaneva sospesa in alto, e subito si spogliò gridando di essere cristiano e si unì al gruppo. All’alba del giorno seguente, il 9 marzo, il governatore Agricolao ordinò di finirli, rompendo loro le gambe. Uno soltanto dei soldati era ancora in vita, ma, come narra san Basilio, non volle essere soccorso e fu sua madre stessa a portarlo sul carro dove erano stati raccolti i cadaveri perché morisse per la gloria del Signore. […]

“ http://www.larici.it/culturade…/…/contributi/sebaste/02.html

Anche Benevento dovrebbe, con grandissimi onori, commemorarli, in quanto l’antichissimo complesso monumentale dei Santi 40 è a loro che si riferisce, esplicitamente. In Romania sono numerose le usanze legate a questa giornata che chiude il periodo dei giorni delle vecchie, zilele babelor ed apre il ciclo dei giorni degli antenati, zilelor moșilor .

La giornata è dedicata alle pulizie della casa. Si da fuoco , all’esterno della casa e con fuoco attinto da un focolare interno alla casa, a dei rifiuti, così pure numerose altre tradizioni hanno di mira l’allontanamento del “gelo” e l’evocazione non del “fuoco “, bensì del “tepore” primaverile. “[…]

Guardando ai tormenti come a delizie, correndo allo stagno ghiacciato come a confortante tepore, i santi martiri dicevano: Non rannicchiamoci tremanti per la stagione glaciale, e sfuggiremo al fuoco della tremenda geenna: si distrugga il piede per danzare in eterno, si stacchi la mano per levarsi verso il Signore, non risparmiamo la natura mortale, scegliamo la morte per essere cinti delle corone della vittoria da parte del Cristo Dio, Salvatore delle anime nostre […]

Quanto fu doloroso il congelamento , quanto fu pungente il gelo inaudito che avete sopportato ! Ma dolce è il Paradiso: il seno del Patriarca Abramo vi riscalda nelle tende eterne, o quaranta martiri [… poema di Giovanni monaco] “ .

Si colpisce la terra con dei bastoni, pronunciando talvolta dei carmina che affondano la loro origine nella tradizione geto-dacica e a tale origine rimandano anche alcuni giochi che fanno i bambini vicino al fuoco. Secondo la tradizione popolare rumena, in questo giorno di aprono le tombe e le porte del Paradiso e nelle case si prepara un dolce buonissimo, chiamato appunto sfinți,mucenici o brădoși. In Moldova, questi dolci hanno la forma della cifra del numero 8 o una forma stilizzata umana, sono fatti con lo steso impasto del cozonac, cotti in forno e unti con le e noci. In Muntenia la ricetta è diversa.

Pubblicato sul gruppo da Luca Zolli  il 9 marzo 2015.


I Quaranta martiri di Sebaste o Santi Quaranta

Secondo Basilio, i quaranta soldati, seppure non aventi lo stesso legame di sangue ma comunque accomunati dalla loro appartenenza alla XII Legione “fulminata”, di stanza a Melitene, vennero arrestati per la loro fede cristiana. Nonostante l’invito all’abiura, i soldati sostennero la loro fede; vennero quindi condannati dal prefetto ad essere esposti nudi su uno stagno ghiacciato nelle vicinanze di Sebaste, durante una notte invernale.

L’unico dei confessori a non reggere fu Melezio, il quale, dopo aver abbandonato i suoi compagni, trovò rifugio nei bagni caldi, ma a causa dello sbalzo di temperatura morì sul colpo.

Pubblicato sul gruppo da Mimmo Rossi il 28 aprile 2014

Foto dal Gruppo

Interno dei Santi quaranta

Immagine 1 di 9

Interno dei Santi quaranta, resti dell'emporio Romano

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